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| 11 gen 2024 | 18:35

"C'è paura, nessuno esce di casa", l'Ecuador a un passo dalla guerra civile. Occhi puntati dal Trentino, l'associazione Padre Broseghini: "Clima di grande incertezza"

Con le rivolte in Ecuador, anche le missioni di aiuto nei confronti della popolazione sono in pericolo. Milena Tessadri, segretaria dell'associazione trentina Padre Silvio Broseghini, sta tenendo monitorata la situazione. L’organizzazione opera in una zona interna alla foresta Amazzonica, nelle vicinanze della città di Macas. Nonostante la maggior parte dei disordini si stia verificando sulla costa, i timori sono diffusi e nessuno esce di casa

"C'è paura, nessuno esce di casa", l'Ecuador a un passo dalla guerra civile
di Isotta Maria Colasanti e Michele Terragnolo (Liceo Prati)

ECUADOR. Le rivolte nelle carceri si sono spostate in strada e il paese versa nel caos. C'è molta preoccupazione da parte del Trentino su quello che nelle scorse ore è successo in Ecuador. Il Paese del Sud America si trova purtroppo ad un passo dalla guerra civile dopo che un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione in uno studio del canale televisivo pubblico prendendo in ostaggio giornalisti e tecnici, poi liberati dalle forze speciali. Il presidente Noboa ha deciso di usare il pugno di ferro istituendo lo stato di emergenza per 60 giorni e dichiarando guerra ai narcos.

 

In Trentino a seguire ora dopo ora quello che sta accadendo è l'associazione Padre Silvio Broseghini che, insieme alla Fondazione Chankuap, ormai da tempo sta portando avanti numerosi progetti di solidarietà. Una situazione che, spiegano alcuni fonti sul posto, sta andando avanti da tempo.

 

Quello che è successo in questi giorni in Ecuador non è più grave di quello che succede purtroppo tutti i giorni. C’è stata la spettacolarità dell’assalto a uno studio televisivo e ciò ci ha portato ad essere notizia in tutto il mondo. Oggi la situazione è tranquilla rispetto all’altro giorno. La cosa grave in Ecuador, specialmente nelle province della costa del Pacifico, è che la violenza è ormai cronica. Negli ultimi 7 anni sono diminuiti i servizi sanitari ed educativi, non si fa manutenzione di opere pubbliche, non si costruiscono strade, scuole, ospedali, è aumentata la disoccupazione, molta gente sta cercando di emigrare verso i paesi del Nord e non c’è fiducia nel sistema giudiziario. Lo stato è assente e il vuoto creato da esso viene riempito dalla presenza criminale. Le carceri sono controllate da bande di narcotrafficanti e bisogna pagare il pizzo per tenere aperti i negozi.” Le parole che riportiamo sono quelle arrivate in queste ore dai volontari dell’Associazione del Mato Grosso che descrivono l'atmosfera di caos totale che si sta vivendo.

 

Martedì il presidente Noboa, come già detto, ha decretato lo stato di emergenza per un “conflitto armato interno” e designato 20 gang di narcotrafficanti come organizzazioni terroristiche, autorizzando l’esercito ecuadoriano a “neutralizzare” le fazioni criminali “nei limiti del diritto umanitario internazionale”.

 

Con le rivolte in Ecuador, anche le missioni di aiuto nei confronti della popolazione sono in pericolo. Milena Tessadri, segretaria dell'associazione trentina Padre Silvio Broseghini, sta tenendo monitorata la situazione. L’organizzazione opera in una zona interna alla foresta Amazzonica, nelle vicinanze della città di Macas. Nonostante la maggior parte dei disordini si stia verificando sulla costa, i timori sono diffusi e nessuno esce di casa per la paura di sequestri e rapimenti mentre l’incertezza dilaga.

 

L’annosa questione  del narcotraffico e della gestione delle carceri è un problema strutturale dell’Ecuador. Lo stato di fronte ai cartelli della droga fa fatica a farsi sentire e per questa ragione domina il caos. “C'è la necessità – ci spiega Tessadri – di spendere più soldi per educazione, salute e lavoro. L'educazione è parte essenziale del cambiamento che deve avvenire in Ecuador. Come associazione negli ultimi 25 anni abbiamo lavorato sull’educazione e la formazione dei ragazzi, tema molto a cuore alla Fundacion, per formare persone libere ed indipendenti, con un loro pensiero. Credo che solo così un Paese possa andare avanti”.

 

L’organizzazione Padre Silvio Broseghini è nata 25 anni fa, dalla riunione di tutti coloro che, volontari in Ecuador, decisero di istituire un progetto comune per supportare la Fundacion Chankuap, costituita in Ecuador nel 1996 da don Silvio Broseghini. Le due associazioni fungono da  cuscinetto tra la cultura interna ed esterna alla foresta, e cercano di conservare le  tradizioni e costumi dei popoli indigeni.

 

Uno dei focus principali dell'associazione è anche quello di permettere a tutti i bambini di essere educati tramite il progetto “Casa padre Silvio Broseghini”, aiutando chi non va a scuola con dei percorsi di reinserimento, e fornendo pasti e rinforzo a quelli che ci vanno. Attualmente è presente sul posto una volontaria che resterà in Ecuador tre mesi per il progetto educativo. La Fundacion e l’Associazione si occupano quindi di aiutare la popolazione indigena degli Achuar nel rapporto con la modernità, con il commercio e con l’educazione dei loro figli, poiché vivono isolate dal mondo esterno e non conoscono l’idea di commercio, lavorando in maniera comunitaria. 

 

La preoccupazione è tanta – continua Tessadri - la Fundacion Chankuap si trova nella parte orientale del Paese, nella cittadina di Macas, e lì il problema è meno presente rispetto alla costa, ma nonostante ciò sono stati chiusi negozi e scuole e persiste un clima di grande apprensione e incertezza.”

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